( nb. a votazione effettuata, verrete indirizzati nuovamente alla sezione delle Poesie in concorso. Grazie. )

SEGESTA
 
Scirocchi caldi di patrie
reiette in letarghi di tempi.
E’ vento, la cupa montagna
Che schiude, maestosa e grifagna,
il gorgo dei vecchi ricordi
che sbocciano in morti primordi,
Seduto su un limine aperto
di pietra un crollante concerto
adesso egli è solo a Segesta
con l’aria che sibila lesta
e corre nel cielo più aperto,
col vento che torna di fronte
e odora le scorie del monte.
Singhiozza l’uomo dolori millenari:
trionfa un passato di duri calcari.
E diventa immortale la pietra
silenzio vigile che non arretra.
Seduto, di vento ondeggiante,
singhiozza un omino tremante
il pianto di un’intima morte.
Lamento d’un’arida sorte
che femmina pietra, superba
respinge, trionfando sull’erba,
con sdegni di duro granito.
E l’uomo ora cade, finito.